lunedì 22 settembre 2014

Maps to the Stars

Maps to the Stars


★★

La famiglia Weiss vive in California tra soldi, fama, successo e fantasmi che ritornano dal passato. Stafford Weiss (John Cusack) è un famoso terapista televisivo che cura moltissime star di hollywoood, sua moglie Christina (Olivia Williams) si occupa della carriera del figlio tredicenne Benjie (Evan Bird), un attore di successo appena disintossicatosi. Ma la coppia ha anche un'altra figlia che non vede da diversi anni, Agatha (Mia Wasikowska), sfregiata dalle ustioni, che stringe amicizia con un autista di limousine (Robert Pattinson) e diventa la nuova assistente di Havana Segrand (Julianne Moore), un'attrice in declino che desidera più di ogni altra cosa interpretare il ruolo che fu della madre nel remake di un celebre film del passato. Riuscirà Agatha a trovare redenzione in questo luogo artefatto dove vive gente intenta a mantenere intatta e candida la propria facciata agli occhi del pubblico?



David Cronenberg arriva da Cosmopolis, un flop da parte di critica e pubblico che ha diviso chiunque dotato di senso critico e propensione al ragionamento civile, e in Maps to the Stars torna a lavorare con Robert Pattinson che se in Cosmopolis interpretava un miliardario che passa il giorno all'interno di una limousine, qui invece interpreta un autista di limousine con aspirazioni cinematografiche che intrattiene un breve rapporto sessuale con una Julianne Moore mai stata così sfatta, ansiogena, e con le allucinazioni dovute all'ingerimento di quantità industriali di narcotici e psicofarmaci. 



Protagonista di Maps to the Stars è la famiglia Weiss. Nell'assolata California del sud loro sono riusciti ad avere successo, fama, soldi e hanno continuato a vivere la loro vita nonostante i fantasmi del passato poco chiari e addirittura incestuosi. Stafford è un terapista (i suoi clienti sono molto famosi) che vediamo occupato in una seduta con l'attrice Havana Segrand piuttosto insolita: sdraiata in bikini su un lettino ripete le parole di violenza di Stafford mentre le tiene le mani costrette dietro la schiena. A quanto dice lei nell'infanzia ha subito abusi sessuali da parte di sua madre, un'acclamata attrice che recitò in un grande film del passato di cui ora un regista sta lavorando a un remake ed è proprio l'ossessione di Havana di interpretare il ruolo che fu di sua madre che le sta causando crolli nervosi e allucinazioni che la colgono in qualsiasi momento (mentre sta facendo sesso con una donna, in bagno o nel bel mezzo di un massaggio rilassante). 



I personaggi al limite non si fermano di certo qui: abbiamo Agatha, che scopriremo essere molto imparentata con la famiglia Weiss, una ragazza con ustioni sul corpo che tiene coperte con guanti neri lunghi fino al gomito e abiti fasciati di pelle, e che finirà per lavorare come assistente personale (o schiavetta) di Havana. E infine Benjie, figlio tredicenne della famiglia Weiss attore divenuto celebre per essere stato il protagonista di un film intitolato "Cattive baby-sitter" che ha incassato in tutto il mondo più di settecento milioni di dollari e che vediamo intento ad andare a trovare una bambina malata all'ospedale e prometterle oltre a un ipad anche un film su di lei - il ruolo sarà interpretato da lui stesso e potrebbero vincere anche l'Oscar - e chiederle come ha contratto l'AIDS peccato che lei abbia tutt'altra malattia. Benjie per l'errore se la prenderà con il suo agente chiamandolo in tutti i modi volgari possibili. Questo breve episodio, assieme a quello in cui compaiono le amiche di Benjie che definiscono le ventitreenni già affette da menopausa, è l'unica buona dose d'inchiostro ben utilizzata dallo sceneggiatore Bruce Wagner la cui sceneggiatura è talmente debole che ricorre a un pretesto banale come una scopata (quella tra la Moore e Pattinson) per far scattare ad Agatha la molla sanguigna che collega il braccio alla mano che afferra un premio cinematografico e massacra con colpi ripetuti alla testa uno dei due (quanto sono bravo a non spoilerare?) prima di scappare dal mondo artefatto e nevrotico di Hollywoood e rifugiarsi tra le braccia di un ricordo felice d'infanzia. 



Maps to the Stars vuole essere l'ennesima critica allo star system hollywoodiano fallendo però miseramente a causa di una svogliatezza e sciatteria di fondo che caratterizza l'intera pellicola. Vuoi o non vuoi David Cronenberg riesce sempre a sorprendere, scioccare e far riflettere con la sua poetica, ma in questo caso c'è poco e nulla di suo. E' come se avesse lasciato il pilota automatico acceso senza prima aver deciso la rotta da seguire. Ciò che manca a Maps to the Stars è l'interesse: per il pubblico e prima di tutto per se stesso.

Qui di seguito la scheda film (fonte Wikipedia):

Titolo originale: Maps to the Stars
Lingua originale: inglese
Paese di produzione: Canada, Stati Uniti d'America
Anno: 2014
Durata: 111 min
Generedrammatico
Regia: David Cronenberg
Sceneggiatura: Bruce Wagner
Produttore: Saïd Ben Saïd, Martin Katz, Michel Merkt
Produttore esecutivo: Benedict Carver, Renee Tab, Patrice Theroux
Casa di produzione: Prospero Pictures, Sentient Entertainment, SBS Productions, Integral Film
Distribuzione (Italia) : Adler Entertainment
Fotografia: Peter Suschitzky
Montaggio: Ronald Sanders
Musiche: Howard Shore
Scenografia: Carol Spier
Trucco: Verity Fiction

Interpreti e personaggi:
Julianne Moore: Havana Segrand
Mia Wasikowska: Agatha Weiss
John Cusack: Dottor Stafford Weiss
Sarah Gadon: Clarice Taggart
Robert Pattinson: Jerome Fontana
Olivia Williams: Christina Weiss
Evan Bird: Benjie Weiss
Dawn Greenhalgh: Genie
Carrie Fisher: Sé stessa

Doppiatori italiani:
Franca D'Amato: Havana Segrand
Joy Saltarelli: Agatha Weiss
Oreste Baldini: Dottor Stafford Weiss
Valentina Favazza: Clarice Taggart
Stefano Crescentini: Jerome Fontana
Chiara Colizzi: Christina Weiss
Andrea Di Maggio: Benjie Weiss

Aurora Cancian: Genie

Denny B.

1 commento:

  1. Sono diviso e, anche dopo aver letto la tua (bella, ma spoilerosa) recensione, non so che pensare. Un mio meridiano del cervello rida al capolavoro, l'altro alla fantozziana cagata pazzesca.
    Perverso come piace a me, ma alla lunga mi sembra un 'macabrume' fine a se stesso...

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